Quando parlare di sesso ai propri figli

Scritto da il 21/07/2017 in Counseling familiare - Non ci sono commenti

Sesso: tabù o normalità? Ecco quando parlare di sesso ai propri figli diventa un modo per educarli alla vita e al rispetto.

«Mamma, papà, come nascono i bambini?»: è questa una delle domande che mettono più in crisi e in imbarazzo i genitori, soprattutto quando a farla e il loro primo figlio in un momento inaspettato. Ma esiste davvero un momento giusto per parlare di sesso ai propri figli? E, se esiste, è uguale per tutti? Ovviamente no, ogni bambino e ogni famiglia è diversa dalle altre e, di conseguenza, non può basarsi sui tempi degli altri per calcolare i propri.

Alcuni genitori affrontano l’argomento senza alcun tipo di imbarazzo, altri invece preferiscono lasciare alla scuola questo compito delicato e tutt’altro che semplice. Non esiste una regola da seguire, ma è sicuramente importante coltivare con i propri figli l’abitudine al dialogo su tutti i temi che riguardano la vita, il lavoro e le relazioni.

–> Scopri anche come instaurare un dialogo con un figlio!

Non ha ovviamente senso attendere i 12-13 anni per avviare il discorso perché, a quell’età, la maggior parte ha già affrontato il tema a scuola, con i propri amici o su internet. Meglio dunque cogliere al volo le opportunità negli anni precedenti, come ad esempio una domanda più o meno diretta, la nascita di un nuovo bambino in famiglia (cuginetti, fratellini, sorelline) o tra i propri amici, la lettura di un libro che parla anche della nascita di qualche cucciolo.

Che tipo di esempio portare
Molti genitori si sentono incoraggiati dai discorsi scientifici e prediligono spiegazioni puramente «meccaniche», per evitare incomprensioni e per giustificare il tutto con la frase finale «è tutto naturale». Questo, come altri, è un metodo valido per far chiarezza nella mente del bambino, ma non bisogna dimenticare di accennare anche a tutti i valori emozionali e sentimentali che danno al sesso un significato profondo, un momento da condividere con qualcuno a cui si vuole bene e con rispetto, eccetera.

In ogni caso, meglio lasciare alla scuola le spiegazioni dettagliate, senza però cadere in esempi astratti del tipo «il fiore e la farfalla».

L’esempio perfetto è quello del seme e dell’albero: il papà ha messo un seme nella pancia della mamma per far crescere un bellissimo bambino che diventerà grande. Per seguire ancora meglio tutto il percorso, può essere interessante passare dalle parole ai gesti e piantare realmente un seme in un vaso, attendere la sua crescita e infine il fiore.

E se invece il bambino non chiede nulla? Meglio lasciargli un po’ di tempo, non tutti hanno bisogno di fare chiarezza nello stesso periodo della vita. E, se proprio la richiesta non arriva, ci si può aiutare mostrandogli dei cuccioli, dei bambini appena nati in famiglia o leggendogli delle storie a tema e incoraggiando con delle frasi come: «Hai visto? Quel passerotto sull’albero era solo e adesso ha un sacco di uccellini a cui preparare ogni giorno la colazione, proprio come faccio io con te. Sai chi ha portato quei piccoli uccellini?» anche in questo caso, però, la risposta non deve essere «li ha portati la cicogna» 😉

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